I Am Mother un film di Grant Sputore

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Una realtà distopica, in cui l’umanità è solo un ricordo. Un laboratorio, un androide e lei, l’unica della sua specie, l’ultimo essere umano. Figlia e Madre. Nessun nome,  tanta disciplina, studio ma anche una parvenza di reale e disinteressata dolcezza. Figlia cresce rapidamente e come insito nell’animo umano inizia a risentire della forzata solitudine e comincia a dubitare e a sperare di non essere l’unica. Figlia inizia a sospettare che Madre non le abbia raccontato la verità sulla fine degli uomini così decide di contravvenire alle regole del droide e prova a uscire dalla sua prigione, fatta di metallo e luci intermittenti, in cui tuttavia non mancano cibo e sicurezza. Un film con un inizio interessante e promettente, coinvolgente e a tratti lievemente ansiogeno. Una lezione di diffidenza e di condanna verso una specie egoista e parassitaria come la nostra. Il finale, sfortunatamente si fa un pò confuso e il ruolo di Hilary Swank è poco credibile e scarsamente definito. In pratica l’attrice sembra messa lì come specchietto per le allodole per richiamare l’attenzione del pubblico. Il cast, sebbene ridotto all’osso comunque non mi è dispiaciuto ma è proprio la storia che si allunga su punti non essenziali e taglia dove sarebbe stata necessaria una spiegazione maggiore. 

Recensione del “Il gioco del re” un romanzo di Flavio Passi

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Il gioco del re

Fabio, uomo di successo, 33 anni titolare di diverse agenzie immobiliari, conduce una vita agiata, tra  piaceri e divertimento. I soliti amici di sempre e un grande successo con le donne. La felicità per alcuni, tuttavia pare essere una chimera, l’anima sembra essere sempre inappagata e alla ricerca di qualcosa di diverso. Dopo l’incontro con una misteriosa donna la vita di Fabio riceve una scossa che farà crollare le sue certezze come un castello di carte. Erotismo, perversione, una realtà celata negli angoli più oscuri e sinistri dell’animo umano. Prende così vita un gioco sempre più spinto, tra ossessione, desiderio e passione. Amore oppure solo un gioco crudele  dove scindere tra realtà e manipolazione diventa difficile e doloroso? 

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Segnalazioni – Non posso innamorarmi ancora un romanzo di Liz Mac Tea

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SINOSSI: Ellie Chester è la classica ragazza perbene, con una famiglia che la ama, due simpatici amici pelosi piuttosto vivaci con cui condivide una palazzina nel cuore di Notting Hill e un lavoro che adora: wedding planner nella caotica capitale britannica. Un giorno, rientrando dal lavoro, trova per l’ennesima volta la casa messa a soqquadro, così decide di assumere una dog-sitter che si occupi dei suoi amati “distruttori”. Alla sua inserzione risponde però Arvy, un ragazzo simpatico, divertente e molto sexy, che ben presto inizia a guardarla con occhi diversi. Riuscirà l’intraprendente dog-sitter a scalfire il cuore dell’imperturbabile Ellie? Tra scene divertenti e imbarazzanti, matrimoni buffi e qualche intoppo, riuscirà finalmente Ellie a innamorarsi ancora?

Uscita il 15 luglio in ebook 2,99 e cartaceo 7,90

 

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Recensione di “Il buio dentro” Un romanzo di Antonio Lanzetta

“Parla di un mondo che impedisce alla gente di sognare, di essere viva.  Un mondo dove due persone non sono libere di amarsi” 

Con queste parole l’autore de “Il Buio Dentro” descrive il famoso romanzo di George Orwell “1984″, che parla di una società cinica e sterile, una società verso cui pare ci stiamo incanalando ogni giorno di più senza nemmeno renderci conto.

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Generalmente leggo testi di genere diverso, ma la curiosità mi ha spinta a provare qualcosa di nuovo. “Il buio dentro” di Antonio Lanzetta è stato per me una vera rivelazione e l’ennesima prova che l’Italia è un paese ricco di talenti, valori e cultura. Nel testo di Lanzetta, in cui le vicende sono ben presentate. Vi è un uso ben calibrato dei dettagli, che permetteno di godere della storia in maniera vivida e quasi filmografica. La trama ricorda, ma solo vagamente, il film “Zodiac” di David Fincher, facendo a mio avviso un lavoro migliore e chiudendo il cerchio in modo coerente, accattivante e imprevedibile. L’autore riesce a toccare le paure intime del lettore e a centrare i problemi alla base di un periodo storico complicato ed edonistico come il nostro. I protagonisti, Damiano e Flavio, sono deturpati dentro e fuori, ma nei fatti privi di cattiveria, in un mondo che sembra tornare alle retrograde teorie di Cesare Lombroso in cui se è bello non può essere cattivo e viceversa. La cosa drammatica è che i mostri del romanzo di Lanzetta sono reali: malattia mentale, violenza, abusi, psicosi, morte, mafia, abbandono, indifferenza e solitudine, realtà più o meno ai margini che non vorremmo vedere, ma che esistono  sotto lo straziante velo dell’indifferenza e di omertà del nostro secolo. La società dal canto suo ci vorrebbe robotici, cinici e distaccati dagli orrori e dai sentimenti che tanto fanno soffrire. Questo tuttavia non è possibile, perché basta poco che uno stimato professore cada in disgrazia, un atleta si riduca a un derelitto e una giovane ragazza con il cuore pieno di promesse e sogni venga distrutta come un fiore cresciuto nel campo sbagliato, senza possibilità di futuro. 

“Flavio non le avrebbe mai voltato le spalle, perché se amare significava prendersi cura di una persona, portarla con sé nel cuore e nella testa, pensare a lei fino a stare male, allora lui l’amava più di ogni altra cosa” 

L’amore viene espresso in maniera quasi sublime ed eterea, un qualcosa di troppo delicato, raro e fragilissimo da sembrare una chimera in un reale come il nostro, troppo pesante e frenetico. 

“Lei mi chiese se mi fossi mai innamorato. Io mi bloccai di colpo, a bocca aperta, come un idiota. Non sapevo cosa risponderle, o meglio come dirle che in realtà mi ero già innamorato, migliaia di volte, in ogni sorriso, in ogni sguardo, in ogni piccola attenzione, ma non nel modo in cui lei immaginava. Le avevo detto tutto di me, ma non quella cosa, non la verità.” 

Ma se l’amore pare così effimero e sfuggente per tutti protagonisti del romanzo,

“la sua felicità era durata un istante, il tempo di un bacio”

Qualcosa di bello e potente perdura nel tempo e sconfigge la solitudine, l’omertà e l’ingiustizia: è l’amicizia, quella vera che sopravvive al tempo, alla distanza e ai silenzi. Bellissimi difatti i ricordi d’infanzia, che richiamano un pò le canzoni di Lucio Battisti, facendo un pò invidia ai ragazzi di città che oggi sempre più spesso non hanno neppure i cortili in cui giocare. 

“Erano vecchi e spezzati, proprio come lui, ma nei loro occhi colse qualcosa. Un bagliore che gli diede coraggio. Il sorriso di Flavio era la testimonianza che la loro amicizia sopravviveva, l’unica luce che avrebbe mai potuto dissipare il buio che dilagava nel suo cuore.”

Tutti questi elementi danno merito al successo di questo autore, che nell’orrore coglie comunque una bellezza collaterale, nella collaborazione e nella solidarietà. Ovviamente l’idea di doversi far giustizia da soli per ottenere una rivalsa per me è sbagliata, i vigilanti mascherati dovrebbero esistere solo nei film della Marvel, ma dopotutto è solo un romanzo, che prende, emoziona e centra in pieno lo scopo per cui è stato scritto. L’unica critica che mi sento di muovere all’autore è sulle figure femminili, fin troppo fragili e stereotipate, bisognose di essere salvate da qualcuno che non arriverà mai. 

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Antonio Lanzetta nel mondo dell’editoria è ormai un nome conosciuto e dai ringraziamenti  denoto ancora una volta, come nel caso di Argeta Brozi, l’importanza di un team di supporto e l’importanza di una casa editrice molto attiva e valida con LA CORTE, molto attenta alla qualità dei suoi scrittori, in grado di collaborare alla loro ascesa con una cura importante del marketing, delle presentazioni, della grafica e dell’editing che in sinergia rendono il lavoro dello scrivere un’avventura faticosa ma soddisfacente sotto molti punti di vista.

Consiglio pertanto questa lettura, tenendo comunque conto che la realtà descritta nel testo è molto cruda e cruenta diventando forse eccessiva per alcuni. 

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