Come sposare un miliardario diretto da Carla Bianchi

 

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“Non sapete chi è Warren Buffet? Meno male che ci sono io a dirvi chi sono i buoni partiti! Sennò sareste tutte li a sposarvi per amore!

Non sia mai infatti che nella società di oggi si dia valore a qualcosa di obsoleto come i sentimenti, una cosa veramente da poveri! Fortunatamente Giorgia prima di abbandonare la sua deludente vita d’attrice ha l’idea giusta, “dopo tutto basta pensarci”. Decide così di sposare un miliardario e come ultimo omaggio ai poveracci da cui lei si eleverà, grazie al più classico “colpaccio” al femminile, regala un vademecum a chi questa fortuna ancora non c’è l’ha.
Al pari di un docente universitario con tanto di lavagna illustra alla platea di poveracci una vera e propria strategia per assicurarsi un futuro sereno. Tra musiche e giochi di luci, si assiste a un one-woman show satirico e pungente che attacca il maschilismo e i perversi giochi di potere che ci hanno portato al baratro economico e a un vero e proprio impaludamento del sistema. Come se al parco le biglie con cui giocare finiscano tutte in mano a una ristretta selezione di bambini e in pochissimi possano ancora giocare.  

Carisma, effervescenza e una buona dose di umiltà crea empatia tra l’attrice e il pubblico. Grande il successo in Francia dell’autrice di questa commedia, Audrey Vernon, poi tradotta e portata in Italia dalla frizzante, avvenente e carismatica Giorgia Sincroni nella suggestiva sala Caffè Rouge del Teatro Franco Parenti di Milano.

Oggi l’ultimo giorno dello spettacolo andato in scena a partire dal 4 luglio!

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LA FORMA DELL’ACQUA – THE SHAPE OF WATER un film di Guillermo Del Toro

UNA FIABA MODERNA 

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Elisa è una giovane donna muta che lavora come inserviente in un laboratorio scientifico di Baltimora ai tempi della guerra fredda. I suoi migliori amici sono Zelda, una collega afroamericana molto chiacchierona (interpretata dalla solita Octavia Spencer) e il suo vicino di casa Giles, pittore omosessuale. Trova il suo anfitrione nell’America di quegli anni il cinico e sadico Richard Strickland. La vita dei protagonisti verrà condizionata dall’arrivo in laboratorio di una cavia molto particolare, un essere in parte uomo e in parte pesce. Elisa attratta dalla creatura cerca di stabilire un contatto e con gentilezza scopre che la bestialità di quest’ultimo è solo apparente. Il film è molto lento, per certi versi mi ricorda le oniriche atmosfere del “Favoloso mondo di Amélie” di Jean-Pierre Jeunet. Ogni vicenda è trattata con delicatezza e ingenuità, come se si trattasse di una fiaba. Benché la morale anti razziale sia palese in tutte le sue forme viene giocata la solita carta della vittima che diventa eroe, un po’ stucchevole e fin troppo commerciale. Nel complesso resta comunque una visione piacevole benché non lo reputi il capolavoro che decanta la critica.

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Recensione “L’erede del mago”, un romanzo di Stefano Mancini

 

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Titolo: L’erede del mago

 Autore: Stefano Mancini

Casa Editrice: Linee infinite edizioni 

Genere: Fantasy 

Numero Pagine: 448 p.

Versione cartacea: 14,25

 

 

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L’erede del mago è il primo romanzo che leggo di Stefano Mancini, prolifico scrittore fantasy. Nel nostro paese questo è un genere di nicchia molto sottovalutato che tuttavia richiede molto lavoro e passione. Vi è la necessità di creare da zero un mondo nuovo, badando bene a mantenere per tutto il tempo la coerenza interna della storia. In molti casi creare delle leggende primordiali, lingue e geografie. Dettagli importanti che l’autore non ha trascurato. 

L’erede del mago è il primo capitolo di una trilogia e racconta la storia di un bizzarro gruppo d’avventurieri: un guerriero Bronwen, un elfo Athrwys, un nano Theroc e una ladra Ashe. Nel corso della storia il gruppo annetterà altri interessanti componenti che darò a chi legge il piacere di scoprire e conoscere. Ho apprezzato molto lo stile narrativo di Mancini, diretto e scorrevole, indispensabile per affrontare una lettura di quasi 500 pagine. La trama nel complesso incuriosisce benché segua il filone più classico del fantasy: duelli epici, rivalità di razza e magici manufatti ancestrali. Poetica e accattivante la capacità dell’autore di descrivere minuziosamente gli ambienti, dettagliate le scene di movimento e combattimento, numerose nel corso del primo volume.

L’unico contro per mio gusto personale è l’assenza totale dei un filone sentimentale che in un’epopea del genere avrebbe a mio avviso caricato di tensione e aspettativa, a discapito magari di alcune battaglie che seppur descritte molto bene alla lunga appaiono ridondanti e ripetitive. Se da un lato i personaggi sono ben caratterizzati dall’altro appaiono al lettore come dei bambini troppo cresciuti che non hanno mai sperimentato l’amore. Visto il titolo mi sarei aspettata una maggiore centralità della magia e del mago, che entra in gioco solo verso la fine in maniera molto marginale. Trattandosi tuttavia di una saga, questi aspetti potrebbero essere protagonisti nei capitoli successivi.

Nel complesso ritengo che quello di Mancini e del suo editore sia un lavoro incredibile, ho apprezzato moltissimo la grafica e le illustrazioni di copertina ad opera di Corrado Vanelli, capace come lo stesso Mancini nella sua narrazione di dare un volto concreto ai personaggi in linea con quello dipinto dalla mia mente.

Recensione di COME SCRIVERE UN THRILLER DI SUCCESSO un romanzo di Andrea Del Castello

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Titolo: Come scrivere un 
thriller di successo 
Autore: Andrea Del Castello
Casa Editrice: Lupi editore
Genere: Manuale sulla scrittura di genere 
Numero Pagine: 145
Versione e-book: 2,99 €
Versione cartacea:8,50 €
Link per l'acquisto

 

 

 

 

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La scrittura al pari della pittura, della musica e della recitazione è una forma d’arte. Come lo stesso Romano De Marco ribadisce nella sua sintetica ma esaustiva prefazione, sono in molti a snobbare una formazione specifica e a trovare bizzarri corsi o manuali di scrittura creativa o di genere.  L’abilità nella scrittura è considerata infatti da molti assodata e si arriva a pensare che quello che conta dopotutto sia solo la fantasia o il talento.

“Il talento naturale è come la forza di un atleta. Si può nascere con maggiori o minori capacità, però nessuno diventa un atleta perché è nato alto o forte o veloce. A fare l’atleta, o l’artista, è il lavoro, il mestiere e la tecnica. L’intelligenza con cui nasci è solo una dotazione di munizioni. Per riuscire a farci qualcosa è necessario trasformare la tua mente in un’arma di precisione.» 

Come tuttavia esprime Zafròn in maniera incisiva  in questo estratto del romanzo “Il gioco dell’angelo”, l’ illusione della fiamma divina della scrittura che tocca i soli prescelti non arderà a lungo dopo aver fatto anche solo i primi passi nella foltissima giungla delle parole stampate, dell’editoria e della spietata concorrenza. Alla luce di tutto questo ho trovato molto interessante il vademecum scritto da Andrea del Castello. Denso di contenuti utili a chi si cimenta nella stesura di un giallo, ma in qualche maniera anche della stesura in generale di qualunque storia. Rassicurante la conoscenza letteraria dell’autore che in poche parole dimostra una valente competenza della materia trattata. Un valido strumento, che non può sostituire un corso, ma che può essere di supporto per fare la quadra delle cose veramente importanti del dietro le quinte della nascita di un romanzo, che non è semplicemente il getto a cuore libero di un pensiero o una vicenda ma un lavoro di tessitura minuzioso e impegnativo. 

Ogni giorno un film di Michael Sucsy

Intrecci di anime

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Il film narra la storia di A, un essere che ogni giorno si sveglia in un corpo differente. Per lui (o lei) il rispetto delle vite dei suoi ospiti è di primaria importanza fino a quando non capiterà nel corpo di Justin,  fidanzato della dolce e brillante  Rhiannon. Una storia surreale ma a suo modo tenera e originale. Si parla del primo amore che fa credere nell’impossibile, trascendendo perfino la fisicità, tema che in una società che corre sul filo della rete è sicuramente d’attualità. In ogni giorno tuttavia è fortissimo il bisogno del contatto fisico e della frequentazione non solo virtuale, che porterà i protagonisti in situazioni spesso scomode e spinose. Si tratta in buona sostanza di un teen movies, ma che a mio avviso può toccare anche chi adolescente non è più, poiché come si sente dire spesso l’amore non ha età!