Recensione di “La luna blu- Il percorso inverso dei sogni” di Massimo Bisotti

Grandissima delusione

Incuriosita dai numerosi aforismi scritti da questo autore, ho deciso di approcciarmi alla lettura di quello che è definito il suo romanzo d’esordio. 

A dispetto dei pochissimi personaggi i dialoghi sono troppo lunghi, astratti e incomprensibili (le protagoniste hanno addirittura nomi simili).  Nella maggior parte dei casi non si capisce chi stia parlando e soprattutto di cosa. Vi è una sequela di frasi roboanti ma nel concreto insignificanti, una sorta di decoupage di massime filosofiche inserite tutte insieme in questo flusso delirante di coscienza. Benché una trama alquanto paradossale e potenzialmente interessante vi sia, viene sviluppata in maniera così lenta, monotona e artificiosa da rendere molto ostica (se non impossibile) la lettura. I personaggi non vengono sviluppati e perseverano nel confondersi tra di loro. Il filosofeggiare sull’amore dopo pochissimo annoia, a mio parere inspiegabile il successo di questo romanzo.

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Anon un film di Andrew Niccol

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In una realtà più agée di quella attuale gli esseri umani sono muniti di un chip di backup di ogni azione, pensiero e ricordo. Un tale sistema sembra garantire finalmente ordine e sicurezza, ma sfortunatamente qualcuno riuscirà a bypassarlo. Il detective Friesland si troverà così a indagare su una serie di delitti in cui le vittime vedono letteralmente con gli occhi dell’assassino, impedendo così il riconoscimento del reale killer. Il baco generatosi si rivelerà una grave minaccia,  poiché metterebbe in ginocchio una società che in nome della sicurezza ha di fatto negato ogni tipo di privacy ai suoi cittadini. La ricerca di Friesland non sarà priva d’insidie e la sensuale e misteriosa Anon (interpretata da Amanda Seyfried) darà il suo bel da fare al rampante detective. Andrew Niccol, già esperto regista di film di fantascienza che ho amato come GattacaIn Time, non riesce a bissare in originalità e carisma i lavori precedenti ma mette comunque in scena un film interessante che si lascia guardare senza problemi. 

“You” una serie ideata da Greg Berlanti & Sera Gamble

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You è una nuovissima serie tv statunitense in esclusiva Netflix. La trama, ispirata al romanzo omonimo scritto da Caroline Keynes, è un’istantanea della vita moderna.  I protagonisti, attori in un mondo fatto sempre più di apparenze, bombardati dall’uso smodato dei social, vittime della perdita di stabilità e sicurezza in tutti gli ambiti della vita, sia umani che economici, diventano facili prede di ossessioni.     Jo, in particolare, apparentemente il bravo ragazzo delle porta accanto: attento lettore, gestore di una libreria, per nulla ambizioso, addirittura gentile, premuroso e romantico, si rivelerà un ragazzo fortemente squilibrato, che si serve con grande facilità dei nuovi strumenti tecnologici, per sfogare le sue insane manie di controllo e realizzare il suo impossibile sogno d’amore. Una serie coinvolgente, benché moltissimi siano gli elementi surreali che la caratterizzano, poiché portatrice di qualcosa di familiare e di angosciosamente plausibile. Accattivante la narrazione dal punto di vista di Jo, che non vede nulla di sbagliato nelle sue azioni, tanto da far passare omicidi per atti dovuti e salvifici,  parte integrante di una normale routine, che tuttavia sembra stare stretta a tutti per quanto agognata. Interessante inoltre l’ambiguità dei personaggi, in cui il “mostro” non è semplicemente crudele e detestabile, ma il complesso costrutto di traumi e di ambivalenti slanci di altruismo e generosità. Mentre la vittima, la giovane scrittrice Beck, oggetto dell’ossessione  di Jo, non è la classica damigella in pericolo bensì una ragazza emancipata, ambiziosa, a tratti volubile e superficiale, in parte artefice del suo stesso destino. Serie ricca di colpi di scena e inaspettati risvolti, in un mondo sempre più malato e solitario dove il prezzo per l’amore e la felicità sembra dover essere estremo a tutti i costi. Interessante il cast, in particolare Penn Badgley nel ruolo di Jo e promettente la prospettiva di una seconda stagione. 

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Le terrificanti avventure di Sabrina, una serie di Roberto Aguirre-Sacasa

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Benché il titolo lo preannunciasse la nuova serie Netflix non ha nulla a che spartire con la teen commedy di fine anni novanta da cui ha preso in prestito i personaggi. Sabrina diventa in questa versione fastidiosa, puerile e buonista, determinata a farsi eroina di cause più o meno perse. Le sue zie sono delle vere e proprie streghe al servizio del signore oscuro e della chiesa della notte. Il virare sull’horror ha rovinato lo spirito disincantato e positivo della storia. I personaggi risultano poco credibili, contraddittori e caricaturali in un contesto di base che resta naife e bigotto, inserendo a sproposito scene truculente ed efferate. A differenza dell’analoga serie Salem in cui la protagonista Mary non si spaccia per la buona e bella verginella di quartiere che vuole distruggere il Demonio, qui Sabrina sputa letteralmente nel piatto in cui mangia usando i suoi poteri contro chi glieli fornisce. Nel complesso la serie non è ne carne ne pesce, per nulla credibile e più che paura alcune scene fanno solo disgusto poiché orchestrate da personaggi artificiosi che non riescono a essere né buoni né cattivi ma sospesi in uno strano limbo.

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