“You” una serie ideata da Greg Berlanti & Sera Gamble

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You è una nuovissima serie tv statunitense in esclusiva Netflix. La trama, ispirata al romanzo omonimo scritto da Caroline Keynes, è un’istantanea della vita moderna.  I protagonisti, attori in un mondo fatto sempre più di apparenze, bombardati dall’uso smodato dei social, vittime della perdita di stabilità e sicurezza in tutti gli ambiti della vita, sia umani che economici, diventano facili prede di ossessioni.     Jo, in particolare, apparentemente il bravo ragazzo delle porta accanto: attento lettore, gestore di una libreria, per nulla ambizioso, addirittura gentile, premuroso e romantico, si rivelerà un ragazzo fortemente squilibrato, che si serve con grande facilità dei nuovi strumenti tecnologici, per sfogare le sue insane manie di controllo e realizzare il suo impossibile sogno d’amore. Una serie coinvolgente, benché moltissimi siano gli elementi surreali che la caratterizzano, poiché portatrice di qualcosa di familiare e di angosciosamente plausibile. Accattivante la narrazione dal punto di vista di Jo, che non vede nulla di sbagliato nelle sue azioni, tanto da far passare omicidi per atti dovuti e salvifici,  parte integrante di una normale routine, che tuttavia sembra stare stretta a tutti per quanto agognata. Interessante inoltre l’ambiguità dei personaggi, in cui il “mostro” non è semplicemente crudele e detestabile, ma il complesso costrutto di traumi e di ambivalenti slanci di altruismo e generosità. Mentre la vittima, la giovane scrittrice Beck, oggetto dell’ossessione  di Jo, non è la classica damigella in pericolo bensì una ragazza emancipata, ambiziosa, a tratti volubile e superficiale, in parte artefice del suo stesso destino. Serie ricca di colpi di scena e inaspettati risvolti, in un mondo sempre più malato e solitario dove il prezzo per l’amore e la felicità sembra dover essere estremo a tutti i costi. Interessante il cast, in particolare Penn Badgley nel ruolo di Jo e promettente la prospettiva di una seconda stagione. 

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3% una serie di Pedro Aguilera

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3% è una serie televisiva brasiliana basata sul rifacimento di una web serie caricata dallo stesso Aguilera su YouTube tempo addietro. La storia narra le vicende di un futuro dispotico in cui il mondo è diviso in due: da un lato imperversano povertà e miseria e dall’altra lusso e prosperità. La possibilità tuttavia di accedere alla fantomatica terra promessa, qui denominata “Offshore”, è data a tutti. I cittadini dell’entroterra, al compimento dei 20 anni d’età, accedono al “processo” che garantirà solo ai più meritevoli, ossia al 3% di essi, l’accesso all’Offshore. Nel processo, i candidati vengono sottoposti a duri test logici, deduttivi e psicofisici. Va da sé che questo sistema è lungi dall’essere perfetto e che non tutta la popolazione accetti di buon grado di essere considerata l’immondizia del pianeta. Nasce così un movimento sovversivo e sotterrano che si ribella al sistema conosciuto come “La Causa”. La serie si focalizza su uno dei processi gestiti dall’arrogante e narcisistico Ezequiel e su un gruppo di giovani, ognuno con sogni e oscuri segreti, che prova dopo prova cercherà di aggiudicarsi l’accesso all’Offshore.

Ho trovato la serie molto innovativa e bene realizzata, tenendo conto che non è la classica serie americana con budget da capogiro. Gli attori non sono fenomenali e ci sono dei vuoti narrativi e di concetto. Non mancano  tuttavia  colpi  di scena ed episodio dopo episodio si arriva alla fine senza fatica e con curiosità. La seconda serie a mio avviso perde di appeal e d’interesse, essendo svelati molti dei misteri che nella prima incuriosivano. In particolare non ho apprezzato la prematura dipartita di uno dei personaggi principali della serie che nel bene o nel male reggeva molto bene il suo ruolo (non svelo però di chi si tratta per evitare spoiler). Tra il cast di primo piano sono scadenti le performance di Bianca Comparato nel ruolo di Michele Santana, tendenzialmente anonima e poco coinvolta e di Vaneza Oliveira nel ruolo di Joana Coelho. Molto calati nel personaggio invece João Miguel nel ruolo di Ezequiel e anche Michel Gomes nel ruolo non facile di  Fernando Carvalho. Nel complesso ho apprezzato l’impiego di attori dall’aspetto normale e familiare a dispetto dei belli impossibili di Hollywood. Mi  dispiace solo che la seconda stagione abbia avuto un finale un po’ raffazzonato. Non è ancora dato sapere se la serie avrà un seguito con una terza stagione.

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P.s. La serie è in lingua portoghese, suggerisco tuttavia di optare per la traduzione inglese decisamente più orecchiabile 

THE FALL ideata da Allan Cubitt

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Il primo episodio abbastanza lento e confuso tanto da poter scoraggiare la visone del seguito. Con lo scorrere delle puntate c’è stato tuttavia qualcosa che ha spinto a continuare: la tragicomicità degli eventi.  Errori grossolani e personaggi surreali per tutta la prima stagione.

Con l’inizio della seconda serie le cose cambiano: l’adrenalina aumenta e Gillian Anderson nei panni della sensuale, misandria e glaciale  Stella Gibson risulta piacevole e credibile. Il bel Jamie Dornan, noto al grande pubblico grazie al suo ruolo da protagonista nel chiacchierato 50 sfumature di grigio, sviene chiamato ad un’interpretazione non semplice: padre amorevole, psicologo e serial killer allo stesso tempo. Mi duole ammettere che in questo personaggio non riesce bene, troppo amorfo ed arrogante, del tutto incapace di suscitare simpatia e mostrare sex appeal, un pallido fantoccio a confronto del sexy ed inquietante Joe Carroll di The following. Interessante la figura della tata psicopatica interpretata da Aisling Franciosi, attrice italiana che rivedremo sicuramente impegnata in altri telefilm.

Non una grandiosa serie tv, nulla a che vedere con ciò a cui il piccolo schermo ci sta abituando. Nel complesso non ne sconsiglio tuttavia la visione.

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