Dark (Segreti di Winden) una serie di Baran bo Odar

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Dark è una serie televisiva tedesca che parla di viaggi nel tempo e degli effetti paradosso a essi connessi. La storia si sviluppa in un piccolo paese tedesco chiamato Winden, in cui tutti gli abitanti si conoscono e ognuno di essi cela qualche oscuro segreto. Tutto inizia con la sparizione del piccolo Mikkel all’interno della foresta che circonda la centrale nucleare della cittadina e al ritrovamento di un corpo orribilmente mutilato di un altro bambino con indosso gli abiti di un’altra epoca. Ulrich Nielsen, ispettore di polizia del paese, non può che rammentare che anche suo fratello sparì misteriosamente 33 anni prima senza lasciar alcuna traccia. Con l’evolversi della storia scopriamo che tutte le famiglie sono in qualche modo collegate tra loro e che il destino pare non essere in alcun modo mutato a prescindere dalle azioni dei personaggi. Gli episodi sono ben strutturati e creano la giusta suspence. Come spesso accade in serie del genere molti sono gli elementi che vengono messi in gioco e quindi solo una parte degli stessi troverà una spiegazione. Si è trattata tuttavia di una serie che mi ha appassionato moltissimo e che si esaurisce in poco tempo se si resta colpiti. Per gli amanti del genere merita la visione.

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Recensione di Freud una serie di Marvin Kren

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Avevo molte aspettative su questa serie poiché il tema si presta a sviluppi interessanti. Tuttavia Freud è stata una visione tra il goliardico e l’inconcludente. I personaggi sono confusi e l’evolversi della trama è grottesco ed esagerato per approdare in un finale piatto e irrealistico. Cercare di razionalizzare il comportamento dell’instabile Fleur Salomé  risulta sin dal principio ridicolo e in un telefilm che parla di analisi non comprendere la psicologia dei personaggi crea delusione. Marvin Kren mescola malamente scienza e profano, creando nel complesso alcuni episodi “interessanti” a livello di souspance e altri molto piatti. Il quinto episodio in particolare, intitolato “Desiderio”, porta nella sua assurdità a un certo livello di curiosità grazie ai colpi di scena che va a creare, dopo questo però la serie sprofonda in un buco nero come se il regista non sapesse bene dove andare a parare e avesse girato senza costruire una vera e propria trama. La missione dei coniugi Szápáry, fil rouge della prima stagione, è tirata per i capelli e i fantomatici poteri di Sophia von Szápáry appaiono inspiegabili. Una serie che sconsiglio!

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The Witcher una saga di Lauren Schmidt Hissrich

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The Witcher è una serie fantasy statunitense basata sulla Saga di Geralt di Rivia scritta dell’autore polacco Andrzej Sapkowski. Nella prima stagione viene presentato Geralt e le comprotagoniste,  la strega Yennefer di Vengerberg e la principessa Cirilla. La regista sceglie di trattare le story line inizialmente separatamente rendendo il personaggio principale molto debole. La storia di Yennefer, molto dettagliata, gli ruba la scena. Le vicende invece che coinvolgono Cirilla sono abbastanza noiose, come il suo personaggio.  Geralt è un eroe burbero, piatto e monocorde che lascia allo spettatore non molto di più che la sua prestanza fisica. Il ruolo di Witcher lascia non poche perplessità visto che non viene spiegato quasi nulla. Per come è descritto sembra solo un mercenario cacciatore di mostri, ma alcuni riferimenti fanno intuire che c’è altro dietro, che non viene chiarito. Le storie “d’amore” sono debolissime, non creano grande empatia poiché fugaci e forzate. Ogni cosa pare molto condensata e frettolosa per essere compressa in modo da svilupparsi negli otto episodi a disposizione. Il personaggio che ne esce meglio è sicuramente quello di Yennefer. Non so se verrà girata la seconda stagione, ma la prima suscita interesse solo in pochi episodi  I personaggi potevano essere sfruttati meglio e avrebbe giovato una narrazione lineare invece che usare altalenanti flashback che sviluppano vicende in epoche ignote senza alcun vero parametro di orientamento. 

Jumanji: The Next Level un film di Jake Kasdan

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Il fratello di Alex trova un vecchio e misterioso gioco in scatola sulla spiaggia, lo porta a casa e chiede al fratello di giocarci. Siamo alla fine degli anni ’90 e ormai le console hanno con prepotenza abbattuto la concorrenza di ogni altro tipo di gioco. Jumanji decide così di cambiare e di trasformasi in un gioco per console. Alex risvegliato dal sonoro rullo di tamburi che caratterizza il gioco decide di provarlo e sparisce all’interno del gioco. Molti anni dopo un gruppo di ragazzi tra loro molto diversi si troverà in punizione in un’angusta aula piena di cose vecchie e troverà il mistico gioco. Inizia così una nuova avventura, questa volta in modalità video game. Ovviamente il primo Jumanji  diretto da Joe Johnston, con al timone Robin Williams, è stato un capolavoro e un cult del cinema. L’idea di base del primo film fu  originalissima, molteplici e di grande impatto i momenti di tensione. Questo secondo capitolo pertanto pare quasi una parodia del primo, tuttavia per chi è cresciuto nell’era delle console, un pò fa sorridere e non è una visione del tutto da evitare. Permane la morale della squadra e del viaggio dell’eroe, che nel gioco riscopre sé stesso e le proprie qualità, senza prescindere dall’unione di squadra. Quasi assenti i momenti di tensione, ogni evento in questo contesto pare del tutto plausibile e prevedibile, trattandosi di realtà virtuale. 

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“Meglio di noi” una serie di Andrey Junkovsky

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Meglio di noi è una serie tv sci fi russa disponibile sulla piattaforma Netflix. Il regista Andrey Junkovsky partendo dalle tre leggi della robotica postulate da Isaac Asimov nel romanzo “Io robot”, crea un futuro non troppo lontano dal nostro dove gli androidi sono inseriti normalmente nel contesto sociale, dando supporto all’umanità nei campi più disparati. Leader nella produzione di sexy robot è la CRONOS, gestita dell’arrogante e dispotico Viktor Toropov. Il magnate non è tuttavia soddisfatto degli androidi della sua azienda, molto limitati da un punto di vista dell’empatia e al fine di impressionare suo suocero, vero leader della società, ordina dalla Cina un prototipo sulla carta eccezionale, creato per sopperire anche alle funzioni più delicate. Arriva così alla CRONOS la bellissima Arisa, primo robot in grado di eludere le tre leggi e nuocere ad un essere umano. A causa di un brusco e brutto risveglio Arisa si vedrà costretta a difendersi e a fuggire, trovando nella piccola Sonia il suo utente principale. Per motivi che verranno ampiamente spiegati nella storia, il padre di Sonia e Toropov hanno un pesante passato in comune e la scelta di Arisa condizionerà la vita di tutti. Benché le fortuite coincidenze che danno vita agli eventi sono davvero troppe per essere plausibili, la serie resta comunque interessante e avvincente. Bravissima e avvenente l’attrice Paulina Andreeva nel ruolo di Arisa, che spesso fa sorgere il dubbio che vi sia un vero e proprio robot oltre lo schermo. Un telefilm che ho visto con piacere e che spero venga rinnovata per una seconda serie.