Nuove rubriche – Troviamo una costanza

Dal mese di dicembre 2019 vorrei far qualcosa per dare un pò di brio alle attività del blog. Ho deciso così di provare a introdurre delle nuove rubriche con cadenza mensile/settimanale. I temi saranno sempre i medesimi che mi stanno a cuore: cinema, letteratura, serie tv … 

  • SPAZIO REGISTA: Nel mese di dicembre parleremo di David Fincher
  • SPAZIO LIBRI: A breve pubblicherò la recensione del romanzo “Il gioco del ragno” di Donatella Perullo che sarà anche l’autrice di cui parlerò in questo mese nello
  • SPAZIO AUTORI
  • Il FILM DELLA SETTIMANA  è sicuramente Klaus – I segreti del Natale un film di Sergio Pablos

 

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Klaus – I segreti del Natale un film di Sergio Pablos

MAGICAMENTE ORIGINALE 

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Jesper è il tipico figlio di papà, abituato agli agi e ai privilegi della classe benestante. Il padre del ragazzo prova in tutti i modi a inserire il figlio all’interno delle poste, dove lui stesso ricopre un ruolo di grande importanza. Jesper tuttavia non ne vuole sapere di lavorare e di faticare e ogni ruolo sembra inadatto al ragazzo. Il padre esasperato dal comportamento smidollato del figlio decide di punirlo e spedirlo in un remoto paesino immerso tra i ghiacci, dove a differenza degli altri paesi il servizio postale non riesce a decollare. Jesper con la speranza di ritornare ai fasti e agli agi proverà il tutto per tutto per far come si deve il suo lavoro spingendo gli abitanti del remoto paese a scrivere e spedire lettere. Paradossalmente grazie ai bambini e a un solitario  boscaiolo di nome Klaus, che ha talento nella fabbricazione dei giochi, darà il via a una tradizione che ancora adesso è seguita dai piccoli di molte parti del mondo. La cosa più difficile oggi come oggi è avere un’idea davvero originale, Sergio Pablos al suo debutto come regista a mio avviso ci riesce dando alla leggenda di Babbo Natale un taglio nuovo, plausibile e interessante. Ogni elemento è molto curato e non manca la morale più importante che sta dietro al gesto del regalo e del Natale stesso, poiché non è solo in questo periodo che si diventa più buoni, ma lavorando insieme e cooperando per raggiungere un nobile obbiettivo comune. Nella storia manca difatti l’eccessivo buonismo e la leziosità che solitamente caratterizzano questo genere di film rendendolo così non stucchevole e godibile. Un film d’animazione bello anche per gli adulti. 

Tutto il mio folle amore un film di Gabriele Salvatores

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Vincent un ragazzo autistico dalla nascita vive la sua vita in una bolla d’orata, avendo nella sfortuna la ventura di essere stato adottato da un uomo molto abbiente. La madre del ragazzo tuttavia non sembra accettare la malattia del figlio a differenza del padre adottivo molto ben predisposto a entrare nel mondo di Vincent. La vita scorre piatta e monotona benché in una benigna bambagia, tra corsi di equitazione speciali e nuotate nella piscina privata, finché il padre biologico del ragazzo, fuggito sedici anni prima non appena appresa la notizia della gravidanza della madre  di Vincent, riappare portando confusione ma anche ilarità e grande libertà. Salvatores per questo film si è ispirato a una storia vera. Il cast è interessante, il giovane Giulio Pranno è molto bravo e calato nel ruolo, mi ha ricordato per certi versi Leonardo Di Caprio in Buon compleanno Mr.Grape. La pellicola tuttavia non è di facile visione, mai lo è quando si parla di malattia. Il regista cerca di rendere l’intera vicenda sarcastica e divertente, molto in questo contribuisce Diego Abatantuono. Nel complesso però le vicende mi hanno portato una stretta al cuore e benché sono d’accordo che si tocchino temi così importanti, non ho particolarmente amato questo film, trovandolo scollegato dalla realtà e eccessivamente buonista. Nella trama per esempio si tiene solo in parte conto delle difficoltà della gestione di un ragazzo con questo problema e addirittura la madre Elena viene tacciata come superficiale e svogliata, mentre il padre biologico quasi come un eroe, dopo essersi lavato le mani del figlio per sedici anni. Una visione che consiglierei solo in parte visto che benché si plani con leggerezza sul problema, in realtà c’è più da dire di quando si dica. 

 

 

 

Il mondo è tuo un film di Romain Gavras

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François un ragazzo proveniente dalle periferie parigine, ha un sogno. Uscire dal circolo negativo in cui si trova, tra spaccio e delinquenza. Stufo del suo capo  pazzoide e della bellissima ma asfissiante madre, piccola criminale con l’ossessione del gioco d’azzardo, François decide di tentare l’ultimo colpo per realizzare il suo progetto di aprire un’attività in Magreb, sotto il marchio di Mr Freez. Affiancato dal suo padrino appena uscito di prigione e da Lamya la ragazza di cui è innamorato, inizia l’avventura. Tutto molto inverosimile, il regista gioca con il paradosso, dove tutto sembra andare male. Molti dei passaggi non sono chiari e anche i protagonisti restano sempre un pò distaccati dal ruolo non risultando molto credibili, anche la presenza di Vincent Cassel non risolve molto le maglie di questa trama. Di positivo tuttavia ho trovato il messaggio che mi ha dato questo film, ossia che la felicità spesso è nella semplicità.

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I Am Mother un film di Grant Sputore

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Una realtà distopica, in cui l’umanità è solo un ricordo. Un laboratorio, un androide e lei, l’unica della sua specie, l’ultimo essere umano. Figlia e Madre. Nessun nome,  tanta disciplina, studio ma anche una parvenza di reale e disinteressata dolcezza. Figlia cresce rapidamente e come insito nell’animo umano inizia a risentire della forzata solitudine e comincia a dubitare e a sperare di non essere l’unica. Figlia inizia a sospettare che Madre non le abbia raccontato la verità sulla fine degli uomini così decide di contravvenire alle regole del droide e prova a uscire dalla sua prigione, fatta di metallo e luci intermittenti, in cui tuttavia non mancano cibo e sicurezza. Un film con un inizio interessante e promettente, coinvolgente e a tratti lievemente ansiogeno. Una lezione di diffidenza e di condanna verso una specie egoista e parassitaria come la nostra. Il finale, sfortunatamente si fa un pò confuso e il ruolo di Hilary Swank è poco credibile e scarsamente definito. In pratica l’attrice sembra messa lì come specchietto per le allodole per richiamare l’attenzione del pubblico. Il cast, sebbene ridotto all’osso comunque non mi è dispiaciuto ma è proprio la storia che si allunga su punti non essenziali e taglia dove sarebbe stata necessaria una spiegazione maggiore.