Recensione di “House of Cards” una serie di Beau Willimon

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House of Cards è una serie televisiva statunitense concepita e prodotta da Beau Willimon, basata sull’omonimo romanzo di Michael Dobbs. La prima stagione è stata lanciata nel febbraio 2013 sulla rete streaming Netfilix. Il principale effetto speciale di House of Card è il talento degli interpreti, assistiamo infatti ad un’inversione di tendenza, in cui big del grande schermo del calibro di Kevin Spacey e Robin Wright si prestano ad apparizioni sul piccolo schermo, usanza sempre più comune ed in contrasto con ciò che accedeva in passato in cui le serie fungevano da rampa di lancio verso fama, successo e cinema. L’inversione di tendenza penso dipenda dal fatto che i produttori si siano resi conto che le serie tv, avendo a disposizione più tempo per sviluppare storia e personaggi, hanno il merito di creare una connessione potente con lo spettatore ed abbiano quindi deciso di investire denaro per raggiungere un certo target di qualità.

House of Cards immerge lo spettatore nella torbida esistenza degli ambiziosi coniugi Underwood, alla costante ricerca di prestigio e potere. Un viaggio nel lato oscuro della politica, in cui un immaginario deputato del Partito Democratico, Frank Underwood, ordisce machiavelliche e crudeli strategie per raggiungere i vertici del potere. Una regia globale d’effetto, claustrofobica e ferrata che mantiene coerenza ed appeal a dispetto del costante cambio di regia sui singoli episodi, che parte con il botto grazie alla collaborazione del geniale David Fincher, noto regista di film come SevenZodiaco e Amore Bugiardo. D’effetto e sconcertante la scelta di creare un canale diretto tra Frank Underwood e lo spettatore, possibile mediante le riprese in prima persona in cui il deputato si confessa direttamente con chi lo sta guardano. Mai come in questo caso risulta interessante un’analisi dei personaggi, che prendono vita in maniera profondatamene controversa, tra dubbi ed incertezze, cinismo e disincanto. Un mondo, quello di House of Cards, in cui il fine giustifica i mezzi e l’illecito diventa uno strumento di sopravvivenza in una giungla di metaforici lupi senza pelliccia ma dotati di affilati artigli.

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I PERSONAGGI D’IMPATTO DELLA PRIMA STAGIONE

Kevin Spacey (classe 1959) è il deputato Frank Underwood

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Un personaggio ambiguo, freddo, perverso e manipolatore, incapace di amare null’altro che il potere e mosso da un ego e un’ambizione senza confini. Un protagonista inconsueto, che non vuole assolutamente essere un eroe e che mostra la sua meschinità con disinvoltura e cinica eleganza. Underwood è disposto a travolgere tutto e tutti nella sua ascesa al potere, al di là di etica, morale ed umanità. Pare essere nei fatti, il concentrato del peggio che offre l’umanità e la dimostrazione di come l’apparire non ha nei fatti nulla a che vedere con l’essere. Sfortunatamente non tutti i predatori hanno zanne visibili: Underwood ed il suo entourage sembrano esserne l’esempio. L’interpretazione di Spacey è spettacolare.

Robin Wright (classe 1966) è Claire Underwood

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Moglie di Frank, donna bellissima, elegante e di successo. Nasconde dietro ad una facciata di umanità e perbenismo ambizioni di fama e potere paragonabili a quelle del suo compagno, con cui mantiene un rapporto inquietante di disarmante sincerità e privo di passionalità. Claire pare a tratti una donna determinata, pratica e pericolosa al pari del marito, lasciando tuttavia trasparire barlumi di emozionalità, confusione e dubbio. L’interpretazione della Robin è favolosa ma non stimo molto il suo personaggio e la  tipologia di donna che rappresenta.

Kate Mara (classe 1983) è Zoe Barnes

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Giovanissima reporter del Washington Herald, viene notata dal machiavellico Underwood ed abilmente manipolata. Zoe pare in principio una piccola e determinata arrampicatrice sociale disposta a tutto pur di fare carriera, persino ad avere una relazione con un uomo sposato e molto più grande di lei. Zoe comincia tuttavia a tentennare e a soffrire il fatto di  far parte di un progetto più perverso e grande di lei.

Corey Stoll (classe 1976) è Peter Russo

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Giovane deputato, con grandi ambizioni ma schiavo dei vizzi della vita: sesso, alcool e droga. Russo rappresenta dal mio punto di vista l’essenza della politica, il classico esempio dell’uomo politico che una volta raggiunta la posizione di prestigio si crogiola negli agi dell’élite di governo, dimenticando le promesse fatte agli elettori che gli hanno dato fiducia. Russo vive nell’arco della serie fasi altalenanti cercando di superare invano le sue dipendenze, incapace di mostrare la determinazione e la vigilanza necessarie per la via del potere. La scelta di un cognome di origini italiane per questo personaggio sarà solo una coincidenza? Ma…

Michael Kelly (classe 1969) è Doug Stamper

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Fidato assistente di Underwood, aiuterà il deputato nella sua ascesa al potere senza  titubanze. Privo di una vita privata e dedito alla missione, sembra nascondere un triste ed oscuro passato di cui non vengono messi in luce i dettagli.

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