Automata un film di Gabe Ibáñez

Pellegrinaggio radioattivo

2

(Voto 4 su 10)

Da vedere? No

Realizzare un bel film di fantascienza non è semplice, serve fantasia, creatività e l’incredibile capacità di inventarsi qualcosa di unico ed originale. Il regista Gabe Ibáñez nel suo Automata non riesce assolutamente a fare nulla di quanto servirebbe per rendere questo film memorabile, particolare o quantomeno passabile. L’idea che l’umanità si impegni per auto-distruggersi è tristemente plausibile. Non stupiscono le didascalie iniziali che ci presentano una terra del futuro ormai scarsamente popolata e per buona parte radioattiva. Nelle rare zone ancora abitate, gli uomini decidono di creare dei robot al fine di demandare loro la costruzione di un muro volto a proteggere le città (da chi e da cosa non è dato saperlo con chiarezza, sembra da altri umani ma non viene spiegato nulla del contesto sociale). Più o meno come in Io Robot anche in Automata vengono impostati sugli androidi due protocolli, al fine di renderli sicuri e al servizio della razza umana. Il protagonista di questa storia è Jacq Vaucan (Antonio Banderas), un assicuratore della società robotica Roc Robotics Corporation, che si imbatte in alcuni droidi manomessi ed è costretto a vivere in una città fantasma in cui, per motivi sconosciuti, vengono trasmessi non stop enormi ed inquietanti ologrammi a sfondo pornografico. Anguste e deprimenti anche le case abbienti che tuttavia non sono prive di gioiellini tecnologici come aveva invece preannunciato il prologo del film. Come in Io Robot, di cui questo film è una copia sbiadita, si apre in maniera scoordinata ed incoerente la caccia ai robot difettosi, in un lungo pellegrinaggio nel deserto radioattivo da cui Vaucan esce miracolosamente indenne. I personaggi restano superficiali al pari di perfetti sconosciuti e le macchine stesse, che in questa tipologia di film cercano sempre di attrarre l’empatia e la simpatia del pubblico, appaiono come dei traballanti e confusi ferri vecchi che non suscitano né sentimenti né emozioni. Si salvano solo gli attori, in particolare Antonio Banderas (qui anche produttore), capace di interpretare il suo ruolo al meglio in un film senza trama e di regalare al telespettatore una parvenza di sentimento. Un commento a chiudere sulla colonna sonora del film, che ne supporta egregiamente i momenti salienti generando un effetto suspense non trascurabile.

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