PRIMO CAPITOLO di “Come il ghiaccio d’estate”

La luna era alta nel cielo nero della notte, mi guardava sorniona come se avesse le risposte che cercavo. Risposte che avevo anche io e che non volevo ascoltare.

Manuel era lì accanto a me appoggiato alla sua moto, una visione che in quel momento non riuscivo a tollerare. Mi chiedevo cosa ci facevo con lui in quel campo desolato nel cuore della notte.

«Tuo marito sa dove ti trovi? Cosa gli hai detto?»

«Non ha molta importanza, non crede più ad una parola di quello che gli dico. Come dargli torto.» dissi tristemente.

Non rispose, fissò il terreno arido e freddo come il senso di colpa che attanagliava il mio cuore.

«Non ti ho mai fatto pressioni Camilla, sei tu che hai scelto di vivere questa cosa con me.»

«Lo so bene. Certo tu hai omesso particolari importanti. Direi fondamentali non credi?»

«Se dovesse scoprirci come credi che reagirebbe?»

«Tu cosa credi? Che ci darà la sua benedizione? Non andrebbe a finire bene e non voglio nemmeno considerare un’ipotesi del genere. Non potrei mai perdere una persona come lui per… una come te.» dissi.

«Mi fa piacere sentire che hai una grande considerazione di me… io avrei anche di meglio da fare che star qui ad ascoltare le tue lamentele. Non credere che tu o chiunque altra mi possa far sentire in colpa, sono immune a certe cose, non me ne frega niente di te e di tutto questo casino.»

Sapevo bene che non gli importava, conoscevo Manuel da una vita, da quando in prima liceo sedeva al banco in fondo alla classe.

All’epoca ero una ragazza diversa, impaurita dal mondo e da tutti, ponderavo le mie scelte e odiavo deludere la mia famiglia. Manuel era il classico ragazzo ribelle, non particolarmente bello ma piaceva, faceva quello che gli passava per la testa senza valutarne le conseguenze. Non eravamo amici, ma capitava che mi desse le attenzioni che non ero abituata a ricevere. I pochi ricordi che avevo di lui erano incredibilmente vividi nella mia mente a distanza di tanti anni. Sparì presto dalla mia vita, perse l’anno e i miei sforzi di riprendere contatti con lui furono vani. Era così un tempo, prima di Internet e dell’avvento dei social network, certe persone le perdi e hai la consapevolezza che probabilmente non le rivedrai mai più.

Era la vigilia di Natale me lo ricordo bene. Mi stavo godendo uno dei pochi momenti di relax mentre Rebecca, la mia piccola di appena due anni, dormiva nel suo lettino. Dario, mio marito, non era in casa. Era un uomo molto impegnato, responsabile d’ufficio per un’importante multinazionale. Un grosso accordo lo teneva lontano da me giorno e notte rendendolo nei pochi momenti insieme schivo e nervoso. Il periodo non era certo dei migliori.

Quando arrivò la notifica di Facebook mi destai dal mio torpore. Qualcuno voleva entrare nella mia cerchia di amici virtuali e quel qualcuno era proprio Manuel. Da molti anni non pensavo a lui e la curiosità di sapere cosa era stato della sua vita ebbe il sopravvento.

Ciao da quanto tempo! Ti ricordi di me? esordì in chat.

Certo che mi ricordo. risposi.

Fu solo il principio di una corrispondenza virtuale che durò molti giorni portandomi serenità e facilitando l’evasione dalla pesante routine quotidiana. Sentirlo mi faceva sentire scioccamente felice, più semplicemente donna. Con lui non dovevo essere tutto il resto, potevo essere semplicemente me stessa, senza problemi o responsabilità. Parlavamo di tutto o quasi e cominciavo a pensare a lui più di quanto si sarebbe convenuto.

Manuel era single, aveva avuto diverse storie, alcune anche importanti di cui non mi parlò nello specifico.

Un giorno di Marzo decisi di vederlo, ero curiosa di capire cosa mi spingesse a sentirlo così spesso, se la mia era una sorta di infatuazione virtuale che sarebbe svanita alla luce del giorno. Dissi a Dario una mezza verità, che era stata organizzata una rimpatriata del liceo. Non fu per lui difficile credermi e non ci vide nulla di male nel farmi partecipare. Ripetevo a me stessa che in un certo senso qualcosa di vero c’era.

Avevo parlato solamente con Giulia dell’incontro, la mia collega fidata. Lei non vedeva di buon occhio questa situazione, la trovava pericolosa e probabilmente aveva ragione.

Non mi capitava da tanto tempo di sentirmi così emozionata ed in ansia.

Manuel mi aspettava all’uscita dell’ufficio, era alto e muscoloso, non più il ragazzino che mi ricordavo. Le foto non rendevano di certo l’idea della sua stazza fisica.

«Ciao. Hai visto che alla fine sono venuto?» esordì Manuel in tono scherzoso.

«Ormai non ci speravo più.» risposi.

«Dove andiamo di bello?» chiese.

«Vieni, conosco un posto qui vicino dove vado sempre con le mie colleghe.»

–> SECONDO CAPITOLO <–

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