TERZO CAPITOLO di “SKEGGIA 8 – Episodio I: I segreti dei Morigerati”

Non ci credo, guardi ancora questa merda.» disse Didi incredula fissando il monitor olografico nella semi oscurità del garage di Espen.

«Mi tengo informato. Poi Lorens non è male come portavoce dei cadetti. Ne abbiamo avuti di peggiori.» affermò lui senza smettere di trafficare tra i suoi attrezzi.

Didi si mise a giocare con la proiezione olografica di Lorens che a tratti veniva interrotta. «Per me sono solo burattini, depravati e corrotti. Non lo trovo nemmeno un bell’uomo.»

«Ci si aspetta che sia capace nel suo lavoro, non dev’essere semplice destreggiarsi in politica di questi tempi. Tra la richiesta dei senzienti di avere un rappresentante nel consiglio e tutto il resto sarà un casino.» disse Espen sfilandosi da sotto il velivolo e disattivando la maschera di protezione per gli occhi. Espen era all’apparenza un ragazzo come tanti: altezza media, carnagione olivastra e capelli neri come i suoi occhi. Lui e Didi si conoscevano da parecchi anni ed erano ormai ottimi amici.

«Credi che a questo damerino imbalsamato importi qualcosa di noi o delle altre specie senzienti? Per me non ha mai messo piede fuori dal suo attico di lusso.»

«Dicono che frequenti la Bisca.» rivelò Espen.

«L’ho sentito dire, ma io non l’ho mai visto. Poi te lo vedi uno così a trattare con gli striker?»

«Direi che ci siamo, la piccola Skeggia è quasi pronta.» esclamò Espen entusiasta.

Il piedistallo si abbassò e Didi poté finalmente vedere il lavoro che Espen aveva fatto sul suo aeromobile, unica vera passione in un mondo che le lasciava ben poche emozioni. Nera metallizzata, con inserti psichedelici dai riflessi verdi a seconda del riverbero della luce. Si trattava di un aeromobile da corsa, più lungo ed affusolato del normale, in grado di raggiungere velocità al limite della sopportazione umana.

«Come vedi è tornata a brillare. Triplo motore a propulsione. Dispositivo mimetico regolamentare che ti permetterà di usarla anche in strada senza dare nell’occhio. Oblò a visione globale con cinque monitor olografici e meccanismo di disattivazione di guida automatica.» disse Espen entusiasta.

«Favolosa.» esclamò Didi.

«Non ho potuto montare le armi laser e gli schermi ad onde d’urto. Costano parecchio e non riesco ad anticiparti la spesa.»

«Lo so. Ho provato a chiedere un anticipo a Doc ma quello stronzo non ha voluto aiutarmi… taccagno. Ho una media eccellente, gli avrei sicuramente ridato tutto in breve tempo.»

«Procede bene il lavoro?» chiese Espen.

«Me la cavo. Certo siamo in tanti. Ne ha pure preso uno nuovo, un certo Blue qualcosa. Un cretino. Tuttavia per il momento è sopra la media nei suoi target.»

«Non credo che Doc approvi il tuo passatempo.» constatò Espen.

«Una ragazza è libera di spendere i suoi soldi come vuole.» rispose Didi chiudendo il discorso e tornando ad ammirare il suo aeromobile rimesso a nuovo.

Nel frattempo, in una radura desolata alla periferia est di Megattica, Ethan era alle prese con una delle sue missioni.

«Non ti dirò nulla, maledetto.» biascicò Colin nel modo più comprensibile in cui uno striker poteva comunicare con un essere umano.

Gli striker e gli org erano le popolazioni originali del sistema di Kos. Fu un duro colpo per loro l’avvento della razza umana e degli androcob. Si ritrovarono ben presto clandestini nel loro stesso pianeta. Gli striker all’occhio umano sembravano tutti uguali: bipedi ma con tratti più simili ad una gigantesca mantide religiosa, con sei arti, grandi occhi neri senza lobi e lunghissime antenne. A dispetto delle apparenze erano una razza evoluta, intelligente e pacifica, fatta eccezione per rari soggetti belligeranti.

«Colin non vorrei assolutamente farti del male. Tu sei il mio informatore.» intimò Ethan con voce ferma.

«Non capisco cosssa ti importi.» gemette Colin.

«A cosa mi servano le informazioni non ti riguarda. Dimmi dov’è stata vista l’ultima volta senza fare storie, sai bene che in un modo o nell’altro otterrò l’informazione…»

«Sarete forti e valorosssi voi umani, ma non brillate certo in ingegno. Se una femmina non si fa trovare semplicemente non vuole essere trovata.» sibilò Colin con voce acuta.

«Non farò la stessa domanda una seconda volta.» intimò Ethan con occhi furenti.

«Solo Dakno sa dove si ritirano i cacciatori dell’occhio. Lui li ha reclutati molte volte, ma non penso voglia condividere l’informazione con te.»

«Dove trovo questo Dakno?»

«Difficile da dirsssi, lui non sta mai fisso in un posto per tanto tempo. Sarebbe più semplice partecipare ad una bisssca per trovarlo.» ammise Colin.

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