SECONDO CAPITOLO di “SKEGGIA 8 – Episodio I: I segreti dei Morigerati”

Il traffico delle ore centrali era concitato, un turbinio di saettanti e scintillanti aeromobili sfrecciavano ad alta velocità nei tunnel di sicurezza come api impazzite. Doc era seduto nel suo studio, fissava concentrato il monitor olografico senza proferire parola. Era un uomo oltre la cinquantina, ormai un pallido ricordo della leggenda di un tempo, un cacciatore di punta di una delle agenzie più quotate del sistema di Kos, capace di recuperare taglie quanto di infrangere cuori. Nessuno lo avrebbe detto ora, un omone di quasi due metri, parzialmente calvo e con uno spettrale occhio bionico, ricordo indelebile di una missione non troppo fortunata.

«Quindi stavi a Trides. Città interessante, non certamente un cesso a cielo aperto come Megattica. Cosa ti spinge qui?» disse Doc con tono cupo.

«Si può dire che mi annoiavo. Dicono che qui ci sono le migliori puttane e le occasioni giuste per fare buoni affari. Non so se mi spiego.» rispose sprezzante Dalton, un ragazzo sulla trentina, alto e di buona corporatura, lunghi capelli mossi biondo cenere, occhi scuri imperscrutabili ed una vistosa cicatrice sulla guancia.

«Di puttane ce ne sono quante ne vuoi. Tanta delinquenza e tanti cacciatori, un oceano pieno di pesci.» asserì Doc.

«Mi piace sguazzare in acque profonde. Non mi sembra che vi siano cacciatori quotati quanto me nella tua baracca. Il mio profilo è ineccepibile. Nessuna missione fallita, nessun intoppo.»

«I pesci grossi se li beccano le grandi agenzie come la B&B, la Crier e via dicendo. Com’è che non provi con loro con queste grandiose referenze?»

«In quelle fucine di pseudo cadetti si prediligono i lavori di squadra. A me piace cacciare per conto mio.» affermò risoluto Dalton.

«La pelle è tua. La percentuale sulle taglie per il primo mese è del 30%. Se resti vivo e prendi il target mensile scende al 20%. L’alloggio, se lo vuoi, ti costa 100 Diga al giorno. Queste sono le condizioni, non trattabili.» concluse Doc.

«La cooperativa di Lanz offre condizioni migliori.»

«Vai da Lanz allora. Ho più cacciatori che taglie da riscuotere. Questo è tutto, a te la scelta.»

«Credo che resterò qui, dopotutto il panorama ha un suo perché.» asserì Dalton osservando dalla porta a vetri dello studio di Doc la procace scollatura di Didi che stava aspettando fuori spazientita.

«Non voglio casini. La gattina sembra innocua ma sa il fatto suo.» disse Doc.

«Ti saprò dire quanto. A meno che tu non ci abbia già provato.»

«Didi, puoi entrare.» disse Doc parlando all’interfono ed aprendo la porta automatica.

Didi entrò placidamente nello studio ed osservò dubbiosa la nuova recluta.

«Un altro? Ma sei sicuro che ci serve? Non mi sembra che abbiamo tutte queste richieste.» commentò Didi seccata.

«Di cosa avevi bisogno?» chiese Doc risoluto.

«Questioni personali.»

«Dalton se vuoi darci qualche minuto. Poi Didi sarà lieta di illustrarti le regole della casa. A proposito, lei è Didi Reynols.» disse Doc presentando la ragazza a Dalton.

«In realtà la conosco. Non di persona ovviamente ma la sua fama, per così dire, la precede.» disse Dalton sornione.

«Tu saresti?» chiese Didi indispettita.

«Dalton Blue.» rispose lui ingrossando il petto.

«Dalton Blue dici? Mai sentito nominare.»

Dalton si accomodò fuori dall’ufficio, all’interno cominciò un dibattito alquanto acceso. Didi uscì furiosa dopo una decina di minuti e fece cenno alla nuova recluta di seguirla.

«Il complesso è organizzato in sei padiglioni, ma sono operativi solo il numero 2 ed il numero 4. Questa è la sala comune. In fondo sulla sinistra c’è la cucina. Ognuno si organizza la sua spesa. Le stanze sono sulla sinistra. Questo è quanto.»

«Tutto qui? La palestra e la stanza di simulazione?» chiese Dalton.

«Dove credi di essere? La stanza di simulazione… benvenuto nel mondo vero.» disse Didi andandosene per la sua strada.

Dalton raggiunse il corridoio bianco ed anonimo in cui si trovava la sua stanza. Di loculi asettici ed angusti come quello ne aveva visti tanti. Trides dopotutto non era così diversa, i bassi fondi fanno schifo in ogni posto.

⌘⌘⌘⌘⌘

A miglia di distanza dalla squallida periferia di Megattica, Lorens si rimirava tronfio allo specchio. Risultava impeccabile nella sua bianca uniforme con le finiture dorate. Alto più della media e ben piazzato era capace di mantenere la sua virilità nonostante i suoi colori delicati: la pelle diafana, gli occhi azzurri ed i capelli biondo cenere sempre in ordine. Il suo viso sembrava essere stato scolpito da un abile artigiano, perfetto ed armonioso.

«Potrebbe esserci qualche intoppo.» dichiarò Lorens ad un misterioso interlocutore all’altro capo del SIP. «Irina. Sì, sempre opera sua. Ma non vi preoccupate, quella cagna avrà molto presto quello che si merita.»

La sua espressione divenne improvvisamente torva e perse una buona dose di quella che era la sua sicurezza iniziale, balbettò qualche frase sconnessa e prima che potesse rendersene conto si trovò a bofonchiare ad un ricevitore ormai disconnesso.

«Signore. La seduta sta per cominciare. La stanno aspettando.» disse con ossequia reverenza una graziosa moretta, in divisa di ordinanza.

«Certo. Sono pronto» rispose Lorens aggiustandosi per l’ultima volta la giacca ed invitando sgarbatamente la ragazza a lasciare la stanza.

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