QUINTO CAPITOLO di “SKEGGIA 8 – Episodio I: I segreti dei Morigerati”

L’aeromobile della Virdrop&Co aveva finalmente preso il volo a cielo aperto, svincolandosi dai tunnel di sicurezza convenzionali.

«Sistemi di occultamento attivati. Pilota manuale inserito.» gracchiò la voce automatica della vettura.

Fu un atterraggio morbido senza particolari trepidazioni in quella che sembrava essere un’infinita radura disabitata.

«Sei sicura di sapere dove stiamo andando?» chiese Dalton titubante guardandosi attorno.

Didi sorrise e affrettò il passo sul terreno arido ed incolto senza dire nulla. Ad un tratto si fermò davanti ad una quercia alta e frondosa e rivolgendosi ad essa disse: «Il brivido è l’unica emozione.»

«Parola d’ordine accettata, autenticazione effettuata.» esordì una voce metallica automatica. Si aprì di conseguenza una sorta di botola poco distante dalla quercia con una lunga rampa. Didi e Dalton la raggiunsero ed arrivarono ad un ampio ascensore di metallo segnato dal tempo, probabilmente destinato ad un uso industriale piuttosto che al trasporto di esseri viventi. Il silenzio era rotto solamente dal cigolio metallico di quella vecchia scatola che a Dalton cominciava a stare stretta. Non vi erano specchi o particolari orpelli solo una luce al neon che di tanto in tanto sfarfallava ed una pulsantiera luminosa ad indicare i soli tre piani del complesso.

«Diciamo che è una scorciatoia, l’entrata per i piloti e per certi androcob molto pesanti.» disse Didi per spezzare l’imbarazzante silenzio. Dalton sorrise ma non disse nulla, come se avesse per un momento perso la sua caratteristica verve. Didi proseguì con tono serio: «Questa è sicuramente una delle bische più importanti. Ci sono molti sistemi di sicurezza e quindi si può dire che sia l’unica con una certa stabilità. Il circuito è uno dei più difficili e quello che vedi qui, rimane qui. Niente video o cose simili.»

L’ascensore finalmente ultimò la sua discesa per aprirsi in un’enorme officina. Giganteschi striker, org, ed androcob, tutti insieme intenti a chiacchierare, un insolito raduno pacifico dei principali senzienti.

«Didi è da tanto che non ti sssi vede qui.» disse sibilante un enorme striker femmina a giudicare dall’abbigliamento. Sulle lunghe antenne aveva dei grossi fiocchi fucsia, delle enormi ciglia finte le decoravano gli occhi neri e vacui, indossava una sorta di abito in tinta e fra le zampe anteriori reggeva una sorta di registro elettronico che consultava freneticamente.

«Lentina! Ciao bellezza, come stai? Che si racconta qui nella fossa?» chiese Didi abbracciandola come si fa con una vecchia amica.

Lentina ricambiò l’abbraccio e fissò con aria divertita Dalton che la osservava sbalordito. Poi chiese: «Chi è il tuo amico?»

«Lui è Dalton, è arrivato in città da poco.» dichiarò Didi.

«Capisco. Ciccina io non ti vedo segnata tra i piloti. C’è per cassso un errore? Da quando hanno cambiato le applicazioni…» disse Lentina in apprensione.

«No tranquilla. La Skeggia non è ancora pronta. Siamo qui in qualità di spettatori. Che mi dici? Chi danno come favorito?» chiese Didi avanzando tra la folla e seguendo Lentina che nel frattempo si era messa in moto.

«Mayo sicuramente è il favorito e ha delle buone quotazioni anche Tieres. Ora però ciccina devo andare, ho un milione di cose da fare. Ti ho assegnato i posti sullo spalto est, almeno lì non dovrai sopportare l’agro odore degli org.» disse Lentina facendosi largo tra la folla e sparendo ben presto dalla vista dei due.

Era uno spettacolo unico quello a cui stava assistendo Dalton: uno sciame di appassionati intenti a bere, mangiare e scambiare due chiacchiere con i piloti.

«Hai perso la lingua Dalton? Tutto bene?» chiese Didi al suo silenzioso accompagnatore.

Dalton annuì con aria poco convinta, non avrebbe mai ammesso di sentirsi come un bimbo che andava al luna park per la prima volta. Facendosi largo tra la gente, i due raggiunsero il loro posto sugli spalti. Uno stadio realizzato con estrema cura e precisione considerando che si trattava di un luogo proibito e clandestino. Davanti alle seggiole gialle e rosse vi erano dei piccoli monitor dai quali era possibile seguire la gara. Didi spiegò a grandi linee le regole della competizione compresa la possibilità di seguire il pilota sul quale si scommetteva. Il giro di soldi che coinvolgeva la bisca era notevole ed erano proprio le scommesse che permettevano a quel sistema di esistere.

«Dakno gestisce questo posto. Di rado si fa vedere. Molti anni fa era un pilota anche lui, uno dei migliori. Poi in un incidente ha perso un paio di zampe e fine dei giochi. Si è dato al management.» disse Didi euforica.

«Le zampe? Dunque questo posto è in mano agli striker?» chiese Dalton curioso.

«Certo. Hanno un ottimo senso degli affari e un assetto ideale per la corsa. Dovresti saperlo.» disse Didi.

«Da noi gli striker vivono solo nelle aree protette. Una sorta di zoo faunistico, non so se rendo l’idea.» dichiarò Dalton.

«Immagino. Non li troverai praticamente mai in città. Vivono nei campi sotterranei alla periferia di Megattica e si stanno arricchendo. I cadetti si preoccupano tanto di quello che accade in superficie e non hanno la minima idea di quello che succede sotto i loro piedi.» affermò Didi mentre decideva su chi puntare seccata dalla voce in diffusione che invitava a scommettere prima del suono della sirena. Suono che arrivò puntuale lasciando dietro di sé un silenzio irreale sugli spalti. Le trenta vetture in gara, ordinatamente allineate in funzione delle graduatorie preliminari, sfrecciarono roboanti. I primi contatti al limite del proibito non si fecero attendere. Una voce robotica illustrava l’andamento della competizione in tempo reale. Dalton era rapito dalla rapidità e dalla maestria con cui i piloti conducevano i loro aeromobili, come saettanti scarabei nell’aria. Grossi tunnel trasparenti simili ai canali di sicurezza, intervallatati da aeree in volo libero, erano stati costruiti nella profondità della terra. Avevano tuttavia poco a che fare con la sicurezza: al passaggio dei veicoli scatenavano ondate di fuoco, acqua, piogge di detriti e di sostanze colorate ed oleose, rendendo ancora più impervia e complessa la corsa. Venivano disattivati in alcuni punti del percorso i dispositivi di repulsione delle auto dando la possibilità ai piloti di scontrarsi. All’ennesima esplosione Dalton abbassò gli occhi, il suo pilota era andato.

«Stai tranquillo. Non è morto. Guarda, i parametri vitali sono a posto.» disse Didi indicando il monitor davanti a sé.

«Le mie finanze un po’ meno.» rispose Dalton ironico.

Il giro finale stava per concludersi e Didi stava già assaporando un piccolo gruzzolo in arrivo che avrebbe reso il suo ritorno in pista ormai prossimo.

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