La recensione di “Un male immenso” a opera di Matilde Marcuzzo

“Certe cose le capisci subito”, leggendo questo libro si percepisce un “bene” immenso, nell’opposto del titolo il lettore si aggrazia il corpo e la mente. Le prime righe hanno suscitato ricordi puntigliosi e ben descritti in ogni minimo particolare, come una Mrs Dalloway wolfiana, Eleonora inizia il suo romanzo con delle descrizioni perfette, come un orologio che scandisce perfettamente il tempo, ambienti, stati d’animo, profumi, colori. Tutto questo menage descrittivo accompagna il romanzo e lo inebria con la presenza di fiori, gli stessi importantissimi elementi di una fauna regina del romanzo della wolfe. Ricordi impastati nelle “margherite dai colori intensi” si mescolano nel vortice delle battute di Rossana a Flavio, in un materialismo semplice che fa toccare con mano al lettore ogni singola loro sillaba. Gli avvenimenti che avvolgono i protagonisti sono modernissimi ma un alone di romanticismo stile 700 pervade l’opera allorchè Rossana è vicina a Flavio. Benchè Flavio stesso l’abbia ferita e tradito con la carne, Rossana trova la forza che il tempo descrittivo stesso trova fra le pagine, una forza data da un imminente pensiero di futuro concepimento che rifuta forse con coscienza i consigli della madre ma non lo palesa al lettore. “E’colpa delle stelle” o forse no? Rossana riemerge con la figura di un altro uomo… nella lotta estenuante contro il “male immenso” che un tradimento può causare e quando tutto sembra andar bene ritrova Flavio per caso, insistente nel spaccare quel tempo….che ella con lui aveva sprecato. Rossana ha vinto, Flavio preferì morire d’overdose. Una nuova gravidanza …una nuova “speranza” era in lei, dopo un pò di tempo, sempre preciso, lindo, pieno di dettagli. La vittoria e la gratitudine verso l’uomo che la salvò annientano tra i fogli quel male che sigilla il romanzo ma che addolcisce la chiusa narrante in un registro esemplare.

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